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GOVERNO
E ENTI LOCALI: LA GUERRA DEI TAGLI
È
sotto i riflettori che la politica costa tanto e decide poco. Il Presidente della
Repubblica nel suo messaggio per la festa del 2 giugno ha raccomandato “sobrietà
e rigore nei bilanci pubblici”. Secondo i dati presentati all’assemblea annuale
di Confindustria, siamo vittime di una “politica costosa e senza progetto”
fatta di 179.485 eletti che costano ai cittadini circa 4 miliardi di euro l’anno.
Così, per mettere un argine alla crescente sfiducia nelle istituzioni, il
Ministro per l’Attuazione del Programma Giulio Santagata aveva promesso di fare
approvare dal Consiglio dei Ministri, entro il 15 giugno, un provvedimento che,
d’intesa con gli enti locali, portasse a una generale riduzione dei costi della
politica. Ma alla prima riunione,i rappresentanti di regioni province e comuni
hanno fatto sapere che loro non ci stanno proprio a tagliare il numero degli
eletti e a far dimagrire gli esecutivi locali quando il Governo in carica vanta
una composizione record di 102 tra ministri e sottosegretari.
Verrebbe
da dire: ci risiamo, tutti dicono di volere tagliare ma poi ognuno pretende che
a fare sacrifici per primo sia l’altro.
Tagliare gli enti locali richiede
tempo
Far
dimagrire gli enti locali è senz’altro auspicabile ma richiede tempi lunghi. Se
volessimo eliminare le 104 province (con un risparmio, solo in termine di
compensi agli attuali 4.202 eletti, di 119 milioni di euro l’anno), sarebbe
necessaria addirittura una riforma costituzionale. Per diminuire il numero dei
consiglieri regionali (si parlava di 283 in meno, con risparmi per 34 milioni),
bisognerebbe prima modificare gli Statuti delle singole Regioni. Occorrono
maggioranze ampie, e l’eventuale vaglio successivo da parte della Corte
Costituzionale. Un’altra soluzione a cui si è pensato sarebbe di tagliare del
25% la totalità degli eletti a livello locale (con un risparmio stimato di 121
milioni, a fronte di circa 43.000 consiglieri in meno). Iniziativa lodevole ma
per tagliare consiglieri comunali e provinciali è necessario modificare il testo
unico degli enti locali. Non è una legge costituzionale, e per fare la modifica
non servono maggioranze qualificate, ma va discussa anche con province e
comuni, e abbiamo visto come è andata a finire la prima riunione. E gli altri
eletti? Per tagliare uno strapuntino, un posto in una comunità montana, in una
isolana o di arcipelago, una poltrona in una unione di comuni, in un consorzio
o in un consiglio circoscrizionale è spesso necessario modificare i relativi
statuti con maggioranze non facili da ottenere e con tempi comunque lunghi.
Il governo può dimagrire subito
Al
contrario, per diminuire il numero di Ministri e Sottosegretari non serve fare
nuove leggi. Anzi, la riforma del Governo del 1999 andava proprio nella
direzione di avere esecutivi più leggeri, fissando prima a 12 e poi a 14 il
numero dei ministeri. Basterebbe una volontà politica in questo senso e si
potrebbe procedere in meno di 24 ore. La tendenza in Europa è ormai di avere
governi con una quindicina di ministri, anche giovani, di cui la metà donne. E
un numero ridottissimo di sottosegretari. È accaduto in Spagna, e più di recente
in Francia.
I
risparmi non sarebbero enormi ma il gesto avrebbe grande valore simbolico. Il
Governo ne uscirebbe più snello e dunque rinforzato nella sua capacità
decisionale. I consiglieri locali hanno già detto che in questo caso sarebbero
pronti ad attivarsi per un loro dimagrimento. (E difficilmente potrebbero
rimangiarsi la parola.) I politici nazionali, soprattutto quelli che
rinunceranno alle poltrone, riacquisterebbero credibilità. In un simile
scenario anche i sacrifici richiesti ai cittadini (come la riforma delle
pensioni) sarebbero probabilmente accettati più volentieri.
Ma
purtroppo sono solo considerazioni di senso comune. Il Governo infatti non ha
rispettato la scadenza di ieri e non ci sono soluzioni in vista. Insomma, si
continua a spendere e a non decidere.
n.grigoletto@polena.net
www.polena.net