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La legge finanziaria per il 2007 oltre ad essere la più lunga della nostra storia è anche la più complicata da mettere in pratica. Molte delle novità introdotte, per non rimanere dichiarazioni sulla carta, necessitano infatti di una miriade di provvedimenti attuativi (decreti ministeriali e della Presidenza del Consiglio, adempimenti di regioni, province e comuni, regolamenti di varie authorities e agenzie). Scorrendo i 1.364 commi della manovra, ci si accorge che il numero degli atti ulteriori o di completamento che occorre emanare arriva fino a 370 (un numero altissimo rispetto ai “soli” 131 provvedimenti attuativi della finanziaria Prodi del ‘96, e ai 180 di quella Berlusconi del 2001), senza contare che in molti casi i tempi previsti per l’attuazione sono decisamente stretti. Occorrerebbe dunque lavorare sodo e tenere d’occhio le scadenze.

L’Osservatorio sulla legislazione della Camera dei Deputati – pur riservandosi “un margine di errore”… – ha stimato che i provvedimenti a carico del Governo sono 326 (in larga misura di competenza del Presidente del Consiglio e dei Ministri di Economia, Sviluppo Economico, Istruzione e Lavoro); che quelli veramente importanti (“che completano con normative di dettaglio la disciplina di rango legislativo”) non superano il numero di 185 (anche se i criteri alla base di tale distinzione non sembrano molto chiari); e che, tra questi ultimi, almeno 42 avevano come termine ultimo per l’approvazione il 31 marzo di quest’anno, ossia ieri.

Come sono andate le cose? Ad oggi – 1° di aprile – risulta che gli atti emanati sono solamente 5 su 42. Vale la pena di elencarli: contributi per l’innovazione tecnologica dell’industria cantieristica, detrazioni per la riqualificazione energetica degli edifici e per l’acquisto di motori elettrici, misure per la destinazione del TFR, e disciplina delle forme pensionistiche complementari presso l’INPS. Quanto agli altri 37 provvedimenti attuativi, per ora non se ne sa nulla: quindi la Finanziaria resta congelata nelle parti corrispondenti fino a nuovo ordine.

Michele Ainis ha di recente ricordato, proprio su questo giornale, che il Parlamento nei primi 10 mesi di attività (da maggio 2006 a febbraio 2007) ha legiferato pochissimo: circa il 20% di quanto fatto nello stesso periodo della precedente legislatura. Complice anche la risicata maggioranza al Senato. Se a questo aggiungiamo che l’esecutivo è riuscito, in questi primi tre mesi, a mandare in porto solamente il 10% dei provvedimenti attuativi che la Finanziaria imponeva di varare, il rischio concreto è quello della paralisi. Il Governo, anziché aiutare la propria maggioranza che annaspa, le spinge la testa sotto accumulando ritardi: giusto ieri scadeva anche il termine che, oltre 6 mesi fa,  Governo e Sindacati avevano fissato per trovare un accordo sulle pensioni.

 

Da qui al 30 giugno scadono altri 14 provvedimenti. Visto che in molti parlano della necessità di rendere duraturo il risanamento dei conti pubblici, vorremmo ricordare che un comma della finanziaria (il 404) prevede che entro fine aprile vengano emanati i regolamenti che ridefiniscono la struttura degli uffici di tutti i Ministeri con l’obiettivo di “ottimizzare l’organizzazione delle spese e dei costi di funzionamento”. È una importante occasione per iniziare a tagliare gli sprechi. E senza dubbio richiede molto lavoro. Ce la farà il Governo?

 

Nicola Grigoletto (rivista “Polena”, www.polena.net)