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Premio Polena
Piero Ostellino,
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Questa settimana il “Premio Polena” per l’articolo più interessante va a Piero Ostellino con "Lo Stato sia giusto, la virtù è dei singoli", pubblicato sul Corriere della Sera di mercoledì 9 febbraio.
Scrive Ostellino che per capire il conflitto fra politica e magistratura bisogna guardare oltre la stretta cronaca.
Siamo infatti in presenza di un cambiamento che ha investito l'intera società: il passaggio della cultura nazionale da un'idea di società "giusta", compatibile con l'umana fallibilità, a un'idea di società "virtuosa", in perenne contraddizione con quello che la società è.
Si potrebbe dire che l'irruzione di Tangentopoli abbia avuto nella società italiana lo stesso effetto che sul cristianesimo, con Paolo e Agostino, ha avuto l'irruzione del peccato originale. Dal 1992, la salvezza non è più nella (sola) Legge ma, per gli italiani, la redenzione si è collocata in una dimenzione extra-legale, quasi metafisica. La corruzione - che sembrava circoscritta al solo finanziamento illecito dei partiti - è ora diventata l'impedimento oggettivo e permanente alla redenzione. L'unica guarigione è rappresentata dalla Grazia identificata con la Virtù.
Il paese è così passato dall'idea di "Dio giusto" del Vecchio Testamento - che nello stato moderno è lo Stato di Diritto - a quella di "Dio buono" del Nuovo Testamento - che si sostanzia nel circuito mediatico-giudiziario - cui solo è affidata la salvazione degli uomini.
L'Italia si è dunque divisa in una "città di Dio", dove vive e opera una minoranza di toccati dalla Grazia, e una "città degli uomini", dove vive e opera la maggioranza dei dannati, che poi sarebbero gli elettori di centrodestra.
Gli esiti: anche se Berlusconi uscisse di scena, la tensione tra le due idee di società rimarrebbe, perchè le due idee di società sono razionalmente inconciliabili.
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