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Premio Polena
Marco Fortis,
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Questa settimana il “Premio Polena” per l’articolo più interessante va a Marco Fortis con "Prima le famiglie poi il debito" pubblicato sul Sole 24 Ore di mercoledì 20 ottobre.
La crisi economica ha messo in evidenza che non è più possibile utilizzare come indicatori delle performance solo i flussi (come il Pil) ma è necessario fare riferimento anche agli stock (come la ricchezza delle famiglie, i debiti delle imprese o la qualità degli attivi delle banche).
Secondo Fortis, bastano tre esempi per capire.
1. La crescita economica. Si continua a valutare la performance dei diversi paesi solo sulla base del Pil, senza considerare che molta di questa crescita è stata generata attraverso un accumulo insostenibile dei debiti privati. Ebbene, se guardiamo alla crescita reale della ricchezza delle famiglie (costituita dallo stock di attività finanziarie e reali al netto delle passività finanziarie), le famiglie americane sono ad esempio molto più povere rispetto a sette anni fa, mentre le famiglie italiane e tedesche sono di gran lunga più ricche.
2. Il debito pubblico. Non si è mai visto un governo pagare il proprio debito con il Pil. Le vie per raggiungere questo risultato sono semmai: a) fare privatizzazioni; b) ridurre drasticamente la spesa pubblica e tagliare servizi; c) applicare forti tasse. Anche qui contano gli stock: nel primo caso di patrimonio pubblico disponibile, negli altri due lo stock di ricchezza delle famiglie, che dovrebbero sopportare il peso di nuove tasse e/o meno servizi. Ebbene anche in questo caso le sorprese non mancano: risulta infatti che il rapporto debito pubblico/ricchezza delle famiglie è per la Grecia al 194% mentre per l'italia è del 65%, pressapoco come Germania e Francia!
3. Le passività finanziarie delle famiglie. Se l'Ue volesse davvero individuare un indicatore "predittivo" per il nuovo Patto di stabilità che dia l'allarme in tempo per cercare di arginare nuove crisi finanziarie, dovrebbe guardare proprio alle famiglie, magari ponendo, oltre al vincolo del 3% del deficit pubblico/Pil, anche un vincolo del 3% al rapporto tra il valore assoluto della crescita annua delle passività finanziarie delle famiglie e il valore dello stock delle loro attività finanziarie nette dell'anno precedente (Indice Dpf/Afn). Se questo indice fosse stato applicato negli anni scorsi, ci si sarebbe accorti, ad esempio, che l'Irlanda ha avuto questo indicatore, tra il 2002 e il 2008, sempre al di sopra del 10%, idem la Spagna, la Grecia, il Portogallo. Per contro, l'Italia e la Germania hanno sempre mantenuto questo indice attorno al 3%.
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