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Premio Polena
Marco Fortis,
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Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Marco Fortis con "Italia 2010 una realtà nascosta dai numeri" pubblicato sul Sole 24 Ore di martedì 6 aprile.
Scrive Marco Fortis che le ricette per far tornare l'Italia a crescere sono più o meno note: liberalizzazioni e mercati ben funzionanti; più meritocrazia nell'istruzione e nella ricerca; migliore allocazione delle risorse, riduzione del divario territoriale Nord-Sud per evitare che le regioni del Nord siano più ricche della Svezia e della Gran Bretagna e quelle del Sud più povere della Grecia; rilancio del nucleare per evitare che l'Italia continui ad essere il paese del G-20 con la più alta dipendenza energetica dall'estero; riforma fiscale e lotta all'evasione per sfuggire la vergogna che solo l'1% degli italiani dichiari un reddito annuo superiore ai centomila euro.
Ma scendendo dalle affermazioni di principio alla realtà - si chiede Fortis - qual è il tasso di crescita che l'Italia, e con essa tutti i maggiori paesi industrializzati, devono aspettarsi per i prossimi anni?
Secondo l'autore, la crescita passata degli altri Pasei del G-20, esclusa l'Italia che è sempre cresciuta meno, è stata una grande illusione ottica. Essa, infatti, si è realizzata in proporzione al peggioramento del rapporto tra debiti delle famiglie e/o dello Stato rispetto al Pil di ciascun Paese, fino a portare il mondo intero al collasso. E dunque se è vero che è auspicabile una maggior crescita, anche dell'Italia, è importante che ciò avvenga su basi più solide che in passato.
A questo fine, prosegue Fortis, vanno anche smascherati alcuni luoghi comuni sull'Italia, che a detta di molti ne avrebbero condizionato lo sviluppo, primo fra tutti quello relativo al "nanismo" delle nostre imprese. In proposito, è sufficiente un esempio: se consideriamo il triennio 2005-2008, l'Italia è l'economia che ha aumentato maggiormente il suo export manifatturiero sia in valori correnti (+44%) sia in volume (+22%); e nel 2009, nonostante la crisi globale, l'export manifatturiero dell'Italia ha perso "solo" 16 miliardi contro i 49 degli USA e i 78 di Gran Bretagna e Giappone.
È il segno, conclude Fortis, che non siamo nè "nani" nè specializzati male.
Le ricette sulla crescita passano anche per queste considerazioni, affinchè la crescita sia stabile e duratura e non, appunto, un'illusione ottica.
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