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Premio Polena

"L'ARTICOLO DELLA SETTIMANA"

Piero Ostellino,
Il buon senso dello Stato
,
Corriere della Sera, lunedì 1 marzo 2010
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Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Piero Ostellino con "Il buon senso dello Stato" pubblicato sul Corriere della Sera di lunedì 1 marzo.
Scrive Ostellino, parafrasando una recente lettera del Capo dello Stato al Csm, che il modo di guardare alla Giustizia del Presidente del Consiglio e di una parte della magistratura fa pensare a due visioni sempre più inconciliabili.
I giornali hanno riferito qualche giorno fa che un magistrato che tiene in carcerazione preventiva alcuni inquisiti avrebbe dichiarato di non volerli scarcerare perché gli stessi non manifestano segni di "pentimento". Ma con la carcerazione preventiva si dovrebbe scongiurare il pericolo di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove, di fuga da parte dell'inquisito. Il mancato pentimento non figura fra le motivazioni giuridiche per l'adozione di una misura cautelare che priva un soggetto della propria libertà prima della conclusione del giudizio.
È evidente - osserva il già direttore del Corriere - che la cultura di quel magistrato assomiglia di più a quella di un rivoluzionario o di un prete, che si occupano di redenzione delle anime, che non a quella di uno Stato di diritto che si limita ad applicare la legge.
Sull'altro fronte, quello della polita, se Berlusconi fosse davvero liberale, sottolineerebbe la distinzione - che il moderno Stato di democrazia liberale fa - fra Diritto ed Etica; e metterebbe in luce la contraddizione in cui incorre una parte della magistratura quando confonde i due piani. Egli invece trasferisce le sue personali vicende giudiziarie nel Paese; e lo spacca; porta in Parlamento le sue ragioni processuali; con la campagna "l'amore vince sull'odio" si pone sullo stesso piano della magistratura che vuol redimere, e alimenta così la confusione fra Etica e Politca.
Conclude Ostellino: un Paese che divide ancora il mondo in "buoni" e "cattivi" - anziché giudicarli colpevoli o innocenti secondo la Legge - è ancora un Paese irrimediabilmente pre-moderno. Ed è un problema tanto di cultura politica che di cultura giuridica.









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