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Premio Polena
Eva Cantarella,
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Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Eva Cantarella con "Roma multietnica meglio di Atene" pubblicato sul Corriere della Sera di venerdì 19 febbraio.
Scrive Eva Cantarella che, secondo il mito, gli ateniesi nascono dal suolo patrio fecondati dal seme di Efesto, finito per terra dopo un vano tentativo del dio di possedere la vergine Atena. Roma invece, sempre secondo il mito di fondazione, deve la nascita della città al matrimonio tra l'eroe troiano Enea e Lavinia, figlia del re Latino; Romolo, che di quell'unione è il frutto, vanta dunque per metà sangue laziale e per metà sangue troiano.
È proprio da questa diversa genesi, secondo lo storico Tacito, che si ricavano le diverse fortune delle due città, la decadenza dell'una e la trasformazione in impero dell'altra.
Ad Atene gli stranieri, i famosi "meteci", pur rappresentando ad un certo punto oltre la metà della popolazione, non godevano dei diritti politici, non potevano acquistare terre nè immobili, nè tantomeno sposare un'ateniese; la loro uccisione poi era punita meno di quella di un cittadino e in giudizio potevano testimoniare solo sotto tortura (come gli schiavi).
I romani invece, come scrive Polibio, erano più pronti di ogni altro popolo ad adottare costumi stranieri, se migliori dei loro. E così le armi diventarono ben presto quelle dei Sanniti, le insegne quelle degli Etruschi, le leggi quelle dei legislatori greci, Licurgo e Solone in primis. E ancora, nel 198 d.C. divenne imperatore Settimio Severo, un semita di Leptis Magna, e dopo il 212 erano romani tutti gli abitanti dello sterminato impero.
Insomma, la chiusura degli ateniesi è stata la causa della loro rovina prematura; a Roma l'integrazione dei popoli è stata per un lungo periodo sinonimo di ricchezza.
Sarebbe bello, conclude Eva Cantarella, che anche oggi uno straniero potesse dire del Paese che lo ha accolto, quel che disse di Roma, nel IV secolo d.C., il poeta Rutilio Namaziano (nella traduzione di Giosuè Carducci): "Desti una patria ai popoli dispersi in cento luoghi / ...del tuo diritto ai sudditi mentre il consorzio appresti / di tutto il mondo una città facesti".
Sarebbe bello e, concludiamo noi, potrebbe tornare ad essere anche sinonimo di maggiore ricchezza per un paese altrimenti votato al declino.
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