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Premio Polena
Rupert Murdoch,
Il futuro resterà delle notizie,
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Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Rupert Murdoch con "Il futuro resterà delle notizie" pubblicato sul Sole 24 Ore di mercoledì 9 dicembre.
Siamo in un periodo in cui molte aziende dell'informazione stanno chiudendo i battenti o sottoponendosi a forti cure dimagranti. Eppure - scrive Murdoch - il futuro del giornalismo è più promettente che mai e i pericoli vengono semmai da quegli editori che non sono disposti a lottare per conquistarsi i lettori e dallo Stato che interviene pesantemente per imporre regole eccessive o per sovvenzionare chi non ce la fa.
Da sempre è uno solo l'elemento che fa la fortuna di un giornale: la fiducia che riesce a conquistarsi presso i propri lettori, informandoli sulle comunità in cui vivono, rivelando casi di corruzione tra politici e imprenditori, e tenendo testa ai ricchi e ai potenti.
La tecnologia oggi consente di fare tutto questo su scala molto più ampia. I contenuti di qualità non si possono però dare gratis. Il buon giornalismo del futuro dipenderà dalla capacità di creare contenuti per i quali i lettori sono disposti a pagare. Il vecchio modello basato sulla pubblicità è morto e la ragione è puramente aritmetica: l'aumento della pubblicità online è una frazione rispetto al decremento di quella sulla carta stampata.
Tutto questo - prosegue Murdoch - deve essere chiaro anche a certi colossi del web, tipo Google, che si appropriano indebitamente degli articoli di terzi. Per parafrasare un famoso economista: non esistono articoli gratis.
E lo Stato più che intervenire nel capitale delle aziende deve tutelare la concorrenza stando attento a non prodursi in eccessi regolatori. Al giorno d'oggi, limitare la proprietà incrociata fra televisioni e quotidiani ha tanto poco senso quanto ne avrebbe proibire ai quotidiani di avere siti web.
Il mondo moderno si muove veloce e non sapremo come si diffonderà il giornale del futuro, se tramite elettroni o alberi morti. Quello che è importante è che l'industria dell'informazione resti libera, indipendente e competitiva. Perché questo si realizzi lo Stato deve limitarsi a fare il regolatore, e deve sovvenzionare il meno possibile.
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