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Premio Polena
Roberto Bongiorni,
L'Iraq apre agli stranieri il tesoro petrolifero,
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Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Roberto Bongiorni con "L'Iraq apre agli stranieri il tesoro petrolifero" pubblicato sul Sole 24 Ore di venerdì 26 giugno 2009.
Hussain al-Shahristani è dal 2006 il ministro del Petrolio iracheno, ha sessantasei anni, è un ex ingegnere nucleare, è un simbolo della lotta alla corruzione nel suo paese, e - nonostante la contrarietà di molti esponenti del mondo della politica e dell'economia, tra cui una potentissima fronda di oltre cento ingegneri della compagnia petrolifera statale irachena - sta per dare avvio a un progetto che lui giudica strategico per lo sviluppo del suo paese: tra qualche giorno saranno annunciati i nomi delle compagnie straniere che si aggiudicheranno i contratti per rimettere in sesto sei grandi giacimenti di petrolio. È un evento storico: per rivedere le major straniere bisogna infatti tornare indietro fino al 1972 quando il governo di Baghdad diede avvio alla nazionalizzazione della sua industria petrolifera estromettendo le compagnie che venivano da oltre confine.
Ma una iniziativa di questo tipo prefigura veramente un'opportunità di sviluppo per l'Iraq?
Stando ai numeri citati da Bongiorni, attualmente l'Iraq produce 2,4 milioni di barili al giorno (durante le due guerre del golfo la produzione era calata a meno di un decimo), con l'intervento di tecnologia straniera si potrebbe arrivare nel giro di pochi anni a 5/6 milioni, portando il paese ad essere il terzo produttore mondiale dopo Arabia Saudita ed Iran. Le riserve accertate sono pari a 115 miliardi di barili ma secondo molti analisti si potrebbero agevolmente aggiungere altri 100 miliardi di barili. I nuovi contratti potrebbero portare nelle casse del Governo l'astronomica cifra di oltre 1700 miliardi di dollari nei prossimi vent'anni. Sono oltre 85 miliardi l'anno, che è già più del totale delle risorse che il governo ha attualmente a disposizione. Se veramente serviranno a finanziare la ricostruzione del paese e a dare a una buona parte della popolazione un tenore di vita più accettabile, si potrà dire che al-Shahristani, il ministro anti-corruzione, avrà vinto la sua sfida.
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