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Premio Polena
Pietro Ichino,
Servizi pubblici, riforma a metà,
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Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Pietro Ichino con "Servizi pubblici, riforma a metà" pubblicato sul Corriere della Sera di venerdì 19 giugno 2009.
Scrive Ichino che l'apertura del Ministro Brunetta di circa sette mesi fa al contributo dell'opposizione sulla riforma della PA aveva consentito di delineare un sistema di valutazione indipendente della qualità e quantità dei servizi forniti dalle amministrazioni pubbliche. Il sistema aveva la sua chiave di volta in una autorità nazionale indipendente e autonoma dal governo, che potesse in questo modo sfuggire al pericolo più grande ed esiziale, che era (ed è) l'alleanza tra apparati burocratici e certa politica per la difesa dello status quo.
La legge n. 15/09 emanata il 4 marzo scorso prevedeva esattamente questo.
Poi è arrivata la volta dei decreti attuativi e - sostiene Ichino - la musica è radicalmente cambiata.
Le resistenza politiche e dell'apparato hanno avuto la meglio; l'autorità indipendente è scomparsa rimpiazzata da una grigia "commissione ministeriale", la quale deve operare "in collaborazione con la presidenza del Consiglio dei ministri e con il ministro dell'Economia". Per incanto scompaiono l'autonomia organizzativa e finanziaria dell'organo; e la commissione sarà peraltro priva di qualsiasi potere sanzionatorio; scompare infine l'"azione collettiva" di cui i cittadini avrebbero potuto avvalersi per denunciare gli inadempimenti delle amministrazioni pubbliche.
Conclude Ichino: "il ministro Brunetta, sul terreno di questa riforma, aveva preso pubblicamente l'impegno a dimettersi, piuttosto che accettare un depotenziamento grave del testo legislativo. Poiché invece ha deciso di non dimettersi, ora egli deve ai cittadini una spiegazione riguardo a questo che appare come un vero e proprio dietrofront".
Per inciso: il ministro Brunetta ha risposto alla lettera di Ichino, denunciando il professore di narcisismo ma omettendo risposte puntuali sui temi sollevati. Sarebbe opportuno che nascesse un vero dibattito pubblico per capire veramente di che pasta è questa riforma.
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