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Premio Polena
Pietro Ichino,
Non nominare Dio invano,
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Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Pietro Ichino con "Non nominare Dio invano" pubblicato sulla Stampa di martedì 10 febbraio 2009. L'articolo è un estratto dell'intervento che il senatore Pd avrebbe dovuto tenere in Senato se la seduta non fosse stata sospesa successivamente alla notizia della morte di Eluana Englaro.
Scrive Ichino che una legge del Parlamento che dovesse stabilire il confine tra vita meramente biologica e vita umana, tra stato vegetativo reversibile e irreversibile, dovrebbe limitarsi a definire il confine al di qua del quale c'è sicuramente vita umana da difendere con ogni mezzo, e il diverso confine al di là del quale il corpo umano può e deve essere considerato a tutti gli effetti morto. Questi sono i soli confini sicuri, che un ordinamento civile può e deve porre. Ma essi non sempre coincidono tra loro. Talvolta si presenta una sorta di zona grigia dove possono verificarsi una infinità di situazioni-limite la cui qualificazione è controvertibile. In questi casi, a ogni cittadino dovrebbe essere consentito, magari con l'assistenza di un medico, di agire secondo la propria coscienza, senza la presenza pervasiva dello Stato.
Quanto alla Chiesa - conclude Ichino - le chiederei "di affermare con forza il valore della vita; ma di rendere alla scienza ciò che le è proprio. Lasciare, cioè ai neurologi la valutazione tecnica circa l'irreversibilità della scomparsa di una componete essenziale della vita umana: la mente, la coscienza; lasciare, più in generale, ai medici la scelta del modo concretamente più umano e caritatevole di trattare, nella loro infinità varietà, i casi in cui si determina questa scomparsa irreversibile".
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