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Premio Polena
Marina Garaventa,
Io, che posso parlare di Eluana,
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Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va alla lettera di Marina Garaventa inviata al quotidiano La Stampa lo scorso venerdì 18 luglio.
M.G. si trova nella stessa situazione in cui era Piergiorgio Welby ("come lui, ho il cervello che funziona benissimo, diversamente da lui, posso ancora usare le mani e la mimica facciale") e ha seguito il caso ("ben più grave del mio") in cui si trova ora Eluana Englaro.
Dice Marina Garaventa: "Non avevo la benchè minima intenzione di dire o scrivere alcunché fino all'altra mattina alle 7 quando, ascoltando i primi notiziari, ho sentito tante "cazzate" che mi sono decisa a dire la mia (...). Propongo a questi signori di prendersi un anno sabbatico e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla, parlarle nell'attesa di una risposta che non verrà mai (...). Aggiungo, che nonostante io non possa più camminare, parlare, mangiare, scopare e quant'altro, amo questa schifezza di esistenza che mi è rimasta e mai ho avuto il desiderio di staccare la spina del respiratore che mi tiene in vita (...). Parliamoci chiaro: i malati come me, come Welby ed Eluana, sono già morti! Sono morti il giorno in cui il loro corpo ha deciso di smettere di funzionare e hanno ricevuto dalla tecnologia, che io ringrazio sentitamente, l'abbuono, il regalo di un prolungamento dell'esistenza. Ma come tutti i regali, anche questo vuol essere contraccambiato con merce altrettanto preziosa: una sofferenza fisica e morale che solo una grande forza di volontà può sopportare. Nel momento in cui il gioco non vale più la candela il paziente deve poter decidere come e quando staccare la spina".
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