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Premio Polena
Carlo Bonini,
Macchè razzismo, al Pigneto mi sono fatto giustizia
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Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Carlo Bonini con "Macchè razzismo, al Pigneto mi sono fatto giustizia" pubblicato sulla Repubblica di giovedì 29 maggio 2008. L'uomo del raid del Pigneto, il nazista che ha devastato un negozio di immigrati, che la polizia cerca da giorni, ha 48 anni e porta al braccio un vistoso tatuaggio del Che Guevara. Carlo Bonini l'ha intervistato in esclusiva poco prima del suo arresto e ne viene fuori un quadro assai diverso da quello tratteggiato superficialmente da tutti i media nell'immediatezza dell'accaduto.
Riportiamo uno dei passaggi più significativi della "confessione". "La politica non c'entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c'entrano un cazzo le razze. Non c'entra - com'è che se dice? - la xenofobia. C'entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perchè ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perchè mi vogliono bene. Perchè mi rispettano. Perchè hanno capito (...)". Cos'è, allora che ha scatenato il raid del Pigneto? Qualche giorno prima, "a una donna (...) a cui voglio bene come a me stesso rubano il portafoglio (...). Un amico mio - un immigrato, pensa un po' - mi dice che se lo voglio ritrovare devo andare nel negozio di quell'infame bugiardo dell'indiano. Perchè il ladro stà lì. È un marocchino. (...) Mi dice: "Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio". Dopo due passaggi andati a vuoto, sabato mattina, "quel Mustafà là, ridendo, sempre con quel cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l'ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più. Mi è partita la brocca. Ho cominciato a strillare, dentro e fuori del negozio. In mezzo alla strada. E ho detto: "Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto"".
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