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Vi ricordate il “contratto con gli italiani”?
Ecco, il Ministro dell'Interno Amato si è inventato una cosa simile. Il 20
marzo scorso ha sottoscritto con i sindaci di tutte le 14 aree metropolitane
italiane un super-“patto per la sicurezza" in cui prometteva, entro
60 giorni, di portare a compimento tanti mini-“patti per la sicurezza” con ciascuna di queste città,
ritagliati sulla misura delle loro diverse emergenze.
A
un giorno dalla scadenza, possiamo dire che il Ministro Amato, in questo Giro
d'Italia contro la criminalità, ha portato a termine le prime due tappe,
sottoscrivendo ieri i contratti più importanti, con Roma e Milano. Ha imboccato
la terza tappa verso Torino, dove dovrebbe firmare martedì prossimo, e prevede
di completare il giro delle città entro la prima settimana di giugno.
Missione
parzialmente compiuta, dunque. Ma, come in ogni contratto, più che al titolo
occorre guardare ai contenuti.
Mentre
il super-patto sta molto sulle
generiche (prevedendo “risorse finanziarie e organizzative” da concordare con
le città e l'avvio di un gruppo di lavoro per “innovazioni legislative e
normative”), i mini-patti vanno
invece subito al concreto. A Roma, per esempio, i campi nomadi saranno
allontanati dai centri abitati, a Milano saranno installate telecamere per
controllare gli accessi in città e sarà delocalizzata la Chinatown. In entrambe
le aree metropolitane verrà aumentato il numero di carabinieri e poliziotti “di
strada”, e sono previsti reparti speciali da dislocare nelle zone più a rischio
e per la vigilanza ai Rom.
L'efficacia
delle misure si potrà valutare solo a posteriori, ma qualcosa si può già dire,
magari partendo dai fatti. Primo: la criminalità negli ultimi dieci anni non ha
avuto un andamento costante (si era abbassata negli anni del centrosinistra, ha
ripreso ad aumentare con l'ultimo Governo Berlusconi, ha poi ripreso a
diminuire verso la fine del 2005, con ancora il centrodestra al Governo), e –
complice anche l'indulto – sembra ora in risalita. Secondo: i furti sono il
crimine più diffuso, solo il 5 per cento dei ladri viene scoperto, 95 scippi su
100 e il 60 per cento delle rapine in abitazione restano impuniti. Il nervo
scoperto è dunque quello della microcriminalità diffusa, che tra l'altro gode
della quasi impunità.
Diamo
adesso un'occhiata alle singole misure. Le telecamere di controllo sono
utilissime per scoprire delitti già compiuti (come il caso della Metro di Roma),
meno per la prevenzione, e secondo il Garante della Privacy “devono essere
attivate solo quando altre misure sono inefficienti o inattuabili”. Milano poi
con 580 telecamere ha già il record d'Europa. In Gran Bretagna ne esistono con
altoparlante: l'operatore vede e interviene al microfono. Chissà se da noi
funzionerebbe.
Più
forze dell'ordine sulle strade sembra invece una delle chiavi di volta della
questione sicurezza. Nella recente relazione presentata dal Viminale sullo
stato della criminalità si sottolinea che l'uso dei poliziotti di quartiere ha
fatto diminuire scippi e rapine dal 10 al 40 per cento, soprattutto al Nord.
Infine,
la cosa più sorprendente è che molte delle misure contenute nei patti si
concentrano sugli immigrati. Per la sinistra “ossessionata” dalla tutela delle
minoranze è una vera rivoluzione copernicana, e per una volta sono stati i
numeri (non le posizioni ideologiche) a farla da padrone. Se nei primi nove
mesi del 2006 più di un terzo dei reati totali è stato commesso da stranieri
(che rappresentano appena il 4% della popolazione totale), è evidente che il
problema immigrati esiste. Grande come una casa. E il fatto che l'indice di
pericolosità degli stranieri rispetto alla popolazione italiana sia sceso da 10
a 6 negli ultimi dieci anni (Luca Ricolfi, Le tre società, Guerini,
2007), significa che è aumentato il numero degli stranieri entrati nel nostro
paese per lavorare onestamente ma non necessariamente che è diminuito il numero
di immigrati che delinquono. Anzi, secondo le rilevazioni statistiche,
continuano ad essere moltissimi (5 volte in più rispetto ai “nativi”)
soprattutto nelle città del centro-nord.
Rimane
da terminare il Giro d'Italia. E l'ultima tappa potrebbe toccare di nuovo Governo
e Parlamento, perché gli accordi con i sindaci servono sì a organizzare e
ottimizzare le risorse stabilite dalla Finanziaria, ma per aumentarle o per
creare altri strumenti per contrastare la criminalità bisogna fare nuove leggi.
n.grigoletto@polena.net
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