> Nelle elezioni amministrative il centro destra ha
uno svantaggio competitivo?
I risultati delle ultime tornate elettorali hanno aperto il campo a
discussioni e dibattiti sulla possibile presenza di uno specifico handicap del centro destra nelle
consultazioni amministrative. Nelle elezioni nazionali (o in quelle a forte
valenza nazionale, come le regionali) il centro destra riuscirebbe infatti a
garantirsi la miglior performance in
termini di voti; molto meno positivi sarebbero al contrario i suoi risultati
nelle elezioni in ambito locale, in particolare nelle competizioni comunali e
provinciali. Esistono valide argomentazioni, o analisi, che indichino con
relativa sicurezza la presenza o la non presenza di tale svantaggio?
Un primo elemento che emerge dal
recente dibattito riguarda il problema della risoluzione della conflittualità
coalizionale. Secondo questa tesi, a livello nazionale il centro destra trova
nel suo leader Berlusconi l’uomo capace di unire le differenti anime e
richieste provenienti dai partiti della Casa delle libertà; a livello locale,
viceversa, l’assenza di leader unanimemente riconosciuti provoca malesseri e
frammentazioni, che sfociano spesso in una caduta di appeal elettorale. Per quanto riguarda il centro sinistra, non
sembrano emergere invece particolari differenze tra la situazione nazionale e
quella locale: in entrambi i livelli infatti la conflittualità interna riesce
ad essere efficacemente risolta soltanto raramente.
Una seconda considerazione, anch’essa
legata al problema della litigiosità tra i partiti della coalizione, pone
invece l’accento sul sistema elettorale adottato nei diversi ambiti
competitivi. L’alto tasso di litigiosità all’interno del centro sinistra può
venir più facilmente riassorbito, a livello locale, grazie all’utilizzo del
doppio turno di voto: questo sistema elettorale permette infatti una corsa
separata di alcune componenti al primo turno ed il ricompattamento
nell’eventuale ballottaggio (anche nel caso in cui manchi un accordo ufficiale
tra i partiti, esso viene comunque sancito dalle scelte degli elettori).
Secondo tale interpretazione, questa rappresenta un’opportunità in più per il
centro sinistra, un’occasione di cui non dispone nelle elezioni politiche a
turno unico. Non è detto peraltro che il doppio turno svantaggi in assoluto il
centro destra: sono piuttosto gli avversari a non presentare spesso un’offerta
competitiva adeguata al meccanismo elettorale adottato (in particolare nelle
elezioni a turno unico in cui si inserisce la componente maggioritaria).
Un terzo
elemento a sostegno della tesi dell’handicap
amministrativo del centro destra ruota intorno alla figura dei candidati
sindaco, che spesso non risulterebbero competitivi quanto quelli degli
avversari: sarebbero cioè incapaci in molti casi di apportare quel valore
aggiunto, quel surplus di voti
ottenuti dal candidato al di là delle liste che lo sostengono, così
fondamentale in ambiti locali ad alta personalizzazione.
Un ultimo elemento analitico che viene da alcuni
introdotto riguarda la presenza di un possibile effetto “onda di riflusso”: vale
a dire che a vittorie nelle elezioni nazionali dello schieramento di centro
sinistra seguono vittorie nelle elezioni amministrative dello schieramento di
centro destra, e viceversa. Secondo questa ipotesi esisterebbe cioè una sorta
di “rendita di opposizione”, in parte frutto delle disillusioni di una parte
degli elettori rispetto alle promesse elettorali fatte dai vincitori, in parte
frutto della maggior popolarità delle posizioni critiche rispetto alle
politiche governative.
Per poter accettare ovvero rifiutare
una delle ipotesi precedentemente formulate (o altre ancora), è ovviamente
essenziale operare una comparazione tra i diversi risultati elettorali, meglio
se sincronica (ma in questo caso sfuggirebbe il confronto di tipo diacronico
legato all’ultima ipotesi presentata). La base di partenza su cui analizzare le
differenti performance elettorali dovrebbe limitarsi a prendere in
considerazione da una parte i risultati della competizione nazionale (o al
limite “pseudo nazionale”, come nel caso delle regionali a statuto ordinario),
dall’altra quelli delle elezioni amministrative comunali (essendo le
provinciali poco sentite dalla popolazione e con livelli di partecipazione
molto limitati, a meno di contemporaneità con altri tipi di elezioni).
Si tratterebbe quindi di cercare di
rispondere al quesito posto cercando di produrre, in primo luogo, prove
dell’effettivo svantaggio del centro destra alle consultazioni locali e, in
secondo luogo, motivazioni che spiegherebbero tale handicap di consensi.