I puzzles di Polena

 

 

> Con alleanze diverse il centro sinistra avrebbe vinto le elezioni del 2001?

>     Il quesito

>     Il dibattito

>     Articolazione del puzzle

>     Letture di partenza

 

 

1. Il quesito

Dal 1994, anno dell’introduzione del sistema prevalentemente maggioritario nelle elezioni politiche italiane, è come noto divenuto essenziale il sistema di alleanze con cui ogni coalizione si presenta alle consultazioni. Anche nelle ultime elezioni del 2001, alcuni commentatori hanno evidenziato come, per il centro sinistra, sarebbe forse stato possibile ottenere un miglior risultato (a livello di seggi) se si fosse presentato insieme ad altri partiti (con Di Pietro sia alla Camera che al Senato, con Rifondazione anche al Senato). Con alleanze diverse l’Ulivo avrebbe potuto addirittura vincere le elezioni del 2001, oppure i risultati complessivi sarebbe rimasti pressoché simili?

 

2. Il dibattito

All’indomani del voto, è divampata la polemica: secondo alcuni commentatori, una delle principali ragioni della sconfitta del centro sinistra alle politiche è dipesa dal fatto che, al contrario di quel che è avvenuto nel centro destra, forze potenzialmente alleate dell’Ulivo si sono invece presentate come avversari della coalizione. Gli accusatori dei possibili alleati, tra i quali Nanni Moretti e Flores d'Arcais, non avevano dubbi: «Le cifre parlano chiaro. Al Senato il 5% di Bertinotti avrebbe garantito al centro sinistra una netta maggioranza in seggi. Se si contassero poi i suffragi per Di Pietro, la maggioranza in seggi sarebbe diventata schiacciante. Nel maggioritario per la Camera i voti di Di Pietro avrebbero portato ad una situazione esattamente rovesciata rispetto a quella odierna» (Flores d’Arcais, 2001). Altri critici analizzavano più serenamente l’effetto del mancato accordo: «ai fini della vittoria finale (…) l’area politica che si presenta unita è favorita; la coalizione che invece si trova un concorrente sullo stesso versante viene penalizzata e perde pesantemente in termini di seggi, anche se ottiene più voti» (Berselli e Cartocci, 2001).

Dall’altra parte, alcuni commentatori (Ricolfi, 2002) sottolineavano viceversa come tale argomentazione non teneva sufficientemente conto delle possibili differenti reazioni degli elettori di fronte ad un differente tipo di offerta: le loro scelte erano infatti (anche) diretta conseguenza della configurazione delle coalizioni presenti nell’arena. Secondo quest’ultimo punto di vista, sommare coalizioni e/o partiti che si candidano separatamente, se pur «matematicamente» corretto, non lo è dal punto di vista politico: non è infatti scontato che quegli elettori avrebbero votato allo stesso modo in caso di differenti alleanze. Si potrebbe anzi sostenere (paradossalmente ma non troppo) che, ad esempio, gran parte degli elettori dell’Italia dei valori hanno votato per Di Pietro proprio in considerazione del fatto che egli NON si fosse unito alla coalizione dell’Ulivo.

Il quesito rimane dunque senza una risposta univoca e certa: con alleanze diverse, alla Camera e/o al Senato, i risultati di coalizione sarebbero rimasti pressoché uguali agli attuali o ci sarebbero stati sostanziali differenze, fino a ribaltare le maggioranze parlamentari e quindi il Governo stesso?

 

3. Articolazione del puzzle

Vediamo allora i dati relativi al problema evidenziato, limitatamente alla parte maggioritaria. Alla Camera, il distacco tra Casa delle Libertà e Ulivo nel 2001 è risultato compreso tra l’1,1% e l’1,5% (rispettivamente con e senza Svp, alleata con l’Ulivo in Sudtirolo); al Senato tra il 3,3% e il 3,7% (cfr. tab. 1).

 

Tab. 1. Risultati elettorali politiche 2001

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Come si ricorderà, mentre al Senato Rifondazione corse da sola, alla Camera il partito di Bertinotti non si presentò, invitando implicitamente i suoi elettori a votare per la coalizione dell’Ulivo. L’Italia dei valori di Di Pietro presentò viceversa i suoi candidati in molti collegi (circa l’80%) sia alla Camera che al Senato.

I termini della questione, che ha dato il via alle polemiche, riguardano appunto la scelta dei partiti di Bertinotti (al Senato) e di Di Pietro (al Senato e alla Camera) di presentare proprie liste, la presenza delle quali avrebbe implicitamente favorito la coalizione avversaria.

Come si può notare, se al Senato sommiamo PRC e Italia dei valori all’Ulivo, la coalizione di centro sinistra otterrebbe il 48% dei consensi (contro poco meno del 43% della Cdl); alla Camera Ulivo e Di Pietro insieme arriverebbero al 48,3% (contro il 45,4% della Cdl).

In termini di seggi, la situazione è quella presentata in tab.2 (Camera) e in tab.3 (Senato). In entrambe le Camere, così ragionando, il centro sinistra unito in tutte le sue componenti sopravanzerebbe il centro destra da un minimo di 21 seggi (alla Camera) ad un massimo di 59 (al Senato).

 

Tab. 2. Seggi Camera 2001

 

 

 

 

 

 


Tab. 3. Seggi Senato 2001

 

 

 

 

 

 

 

 


Questo semplice calcolo, così brevemente riassunto, sta alla base di chi sostiene la tesi che la sconfitta dell’Ulivo sia «causata» dalla mancata unità di tutte le forze di sinistra e di centro sinistra.

Ma il quesito che ci poniamo è proprio questo: è possibile oppure arbitrario operare dei calcoli aritmetici in questo modo? Esistono prove sufficienti o valide argomentazioni per sostenere anche la tesi opposta?

 

 

Letture di partenza

E. Berselli e R. Cartocci, Il bipolarismo realizzato, Il Mulino, 3, 2001.

P. Flores d’Arcais, Il sasso nello stagno, Micromega, 13/23, 2001.

L. Ricolfi, La frattura etica, Napoli, L’ancora del Mediterraneo, 2002.